FEDERAZIONE DEI VERDI DI PARMA


 
 
Da tempo ormai si discute in città del problema rifiuti e della costruzione del termovalorizzatore come possibile impianto a valenza provinciale. Incontriamo il segretario cittadino dei Verdi, Manrico Guerra,  su questo difficile tema. Quale futuro per Parma e quale posizione per il partito degli ambientalisti che si trova  comunque ad aver votato un piano rifiuti provinciale che prevede la costruzione di un inceneritore a Parma?

Prima di tutto vorrei sottolineare un dato importante. Parma si trova, quasi unica in Italia, in una situazione davvero difficile in cui è stata trascinata da una totale incapacità di questa amministrazione nell’affrontare il tema rifiuti. Dopo la chiusura del forno inceneritore, atto dal sapore prettamente propagandistico, dopo che per anni ne avevamo chiesto se non la chiusura, per lo meno la delocalizzazione in area industriale, l’amministrazione Ubaldi non solo non ha voluto regolamentare l’espansione edilizia che ha coinvolto l’area del Cornocchio, come del resto di tutte le aree della città, ma non ha mai messo mano al problema rifiuti, limitandosi ad esportare tutta la produzione locale verso altri territori, con spese e riflessi sull’inquinamento ambientale enormi. Ora ci troviamo in una situazione delicata, dove un territorio come il nostro non ha sviluppato una raccolta differenziata spinta e dove non esistono impianti per il trattamento dei rifiuti, se non una discarica attualmente funzionante (Monte Ardone) che accoglie rifiuti anche di fuori provincia.

 

L’amministrazione Ubaldi però prevede per i prossimi mesi la partenza del progetto di raccolta “porta a porta” che in altre realtà sembra aver portato notevoli incrementi in percentuale della differenziata.

 

Direi che in questo sta la grossa debolezza dell’azione dei nostri amministratori; ci sono voluti otto anni prima che l’amministrazione  Ubaldi incominciasse ad immaginare uno scenario che altre realtà territoriali hanno già da tempo messo in atto. Bastava solo deciderla questa cosa, anni fa, e nel giro di pochi mesi Parma avrebbe raggiunto le città più virtuose in tema di raccolta differenziata come Belluno. Ora dobbiamo far presto per adeguarci alla normativa europea in tema di trattamento dei rifiuti che vuole che lo smaltimento sia risolto nel territorio di produzione. Così i nostri amministratori immaginano un  doppio scenario in cui raccolta differenziata e trattamento termico (termovalorizzatore)  dovranno convivere il secondo a spese del primo, visto che il più grosso ostacolo alla buona riuscita di un programma di raccolta differenziata è proprio l’inceneritore.

 

Comunque i Verdi hanno votato il PPGR (piano provinciale gestione rifiuti) che prevede la costruzione di un termovalorizzatore nel comune di Parma. Forse è meglio incenerire che conferire i rifiuti, seppur trattati, nelle discariche.

 

Voglio fare una premessa. La questione dei rifiuti è un problema complesso che si risolve in maniera integrata. A poco servono, in questo più che in altri casi, le posizioni ideologiche, le semplificazioni demagogiche, gli allarmismi.
La posizione dei Verdi, però, è sempre stata chiara ad ogni livello e continua ad esserlo, con proposte complessive e responsabili, che oggi vale la pena di ribadire e di riepilogare. I Verdi di Parma e della Provincia non nascondono l'urgenza di prendere decisioni prima che il problema rifiuti divenga un'emergenza incontrollabile, con tutti i danni per il nostro territorio che questo comporterebbe. Votare pertanto un piano rifiuti provinciale che prevede la costruzione di un inceneritore, io continuo a chiamarlo così perché quello che fanno questi impianti è bruciare rifiuti, è stato un atto di responsabilità per avviare un processo di regolamentazione in una sorta di far west in cui l’amministrazione Ubaldi ha fatto scivolare Parma per la sua incapacità di affrontare il problema. La raccolta della carta e plastica, seppur incrementata negli ultimi tempi, viene tutt’ora lasciata alla buona volontà dei cittadini. I nostri cassonetti continuano ad essere pieni di pastiche e cartoni. E per l’umido basta guardare dentro ai bidoni marroni per verificare che le persone che lo raccolgono si possono contare sulle dita di una mano. E’ovvio che la nostra posizione è distante da un processo che veda la costruzione di un inceneritore come risoluzione finale e sbrigativa per il problema rifiuti, ma è altrettanto vero che nel piano esiste un obiettivo ambizioso che è quello di arrivare ad una raccolta differenziata del 65% (Parma chiedeva di arrivare a meno)  che, insieme ad altre scelte responsabili, metterebbe la costruzione di un inceneritore in una posizione di forte svantaggio, anche economico. Il costo per la costruzione di un impianto, la sua gestione e il successivo smantellamento dopo una vita media di 25 anni, sono considerazioni che spingono verso una decisione dettata da economie di scala per le quali un impianto economicamente sostenibile è solo quello che brucia il maggior quantitativo di rifiuti.

 

E’ altrettanto vero che l’uso del termovalorizzatore per la produzione di energia rinnovabile e teleriscaldamento potrebbe segnare un punto a favore di tale impianto.

 

Qui c’è un'altra sicurezza da mettere in discussione. Mi sembra difficile immaginare una  co-generazione di calore ed una produzione di energia che possa avere risvolti economicamente vantaggiosi. Tale passaggio sembra  solo giustificativo per accedere agli incentivi di produzione da fonti rinnovabili (su tale termine non si può certo affermare che i rifiuti lo siano) che in tal modo aumenterebbero la spesa per gli utenti costretti, oltre a pagare i rifiuti, a pagare una seconda volta per l’incentivo concesso dallo stato. Un meccanismo perverso che fino a poco tempo fa ha tenuto bloccati gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili secondo la delibera europea che però pretendeva, e giustamente, che l’Italia cassasse dalla lista delle fonti rinnovabili i rifiuti.

 

Proviamo allora a ragionare su progetti che possano prevedere un definitivo abbandono delle discariche e se le idee dei Verdi possono portare a scelte sostenibili che riducano l’impatto anche sulla salute delle persone.

 

Bisogna che i cittadini abbiano chiaro un concetto. Un termovalorizzatore non esclude automaticamente l’uso delle discariche. Questi impianti si pongono nel ciclo dei rifiuti come un trasformatore degli stessi. Il rifiuto viene trasformato nella sua composizione, perde volume ma acquista peso e alla fine del processo, dopo aver immesso nell’ambiente centinaia di sostanze note e altre ignote prodotte dal processo di combustione, viene trasformato in una massa di ceneri altamente instabili e fortemente inquinanti nella misura del 30% del peso originario dei rifiuti immessi. Il rifiuto pertanto non scompare per magia. Queste polveri vanno messe in discariche con caratteristiche particolari. Pertanto dire che l’inceneritore esclude il ricorso alle discariche è una pura falsità. Ugualmente falso è dire che esistono nuovi impianti ad impatto “zero” che non producono nulla. Non esiste al mondo alcuna tecnologia, per quanto innovativa, che impedisca di immettere nell’ambiente ad esempio le diossine, sostanze fra le più cancerogene che si conoscono.  E sono talmente nocive che per fissare i limiti delle dosi di assorbimento/anno per l’uomo si parla di miliardesimi di grammo. Un solo grammo di diossina basta come dose annua per 4.500.000 di persone. E’ idea comune che tali impianti siano nocivi per la qualità dell’aria che respiriamo; in realtà bisognerebbe preoccuparsi più dell’inquinamento del territorio per la ricaduta al suolo delle sostanze emesse con i fumi. Diossine e furani  hanno la capacità di “bioaccumularsi” nell’ambiente, cioè assorbite dai vegetali ed entrate nel ciclo degli alimenti tendono ad accumularsi (“biomagnificazione”) nel grasso degli animali che di questo cibo si nutrono fino ad arrivare all’uomo, che, come si sa, è all’apice della catena alimentare. Parma si fa vanto, e giustamente, della qualità dei suoi prodotti agro-alimentari. La presenza di un termovalorizzatore nel suo territorio creerebbe un ricaduta negativa su tutto ciò a discapito di un’immagine positiva che sempre più si sta affermando non solo in Europa. Inoltre non si può dire, come spesso è stato fatto sinora, che il territorio della provincia sia “vergine” da impianti di questo genere. Nel nostro territorio si bruciano oli di scarto in due impianti destinati ad altro tipo di finalità ma che usano questo rifiuti speciali per ottenere calore (Laterite di Fornovo e cementificio di Sorbolo). E’ di recente acquisizione la notizia che Laterite ha chiesto l’autorizzazione per aumentare la propria capacità di incenerire questi rifiuti passando dalle attuali 45.000 ton/anno alle 90.000 ton/anno. La preoccupazione delle persone che si sono riunite in comitati locali, oltre che per le ricadute negative sull’ambiente e la salute dei cittadini, è che all’interno di queste realtà industriali potrebbero essere bruciati anche rifiuti urbani. Pertanto vi sarebbero tre impianti (fascia pedemontana, città, bassa) che potrebbero bruciare più di 200.000 tonnellate di rifiuti all’anno!

 

 

 

Quali allora le “ricette” dei Verdi per una soluzione ottimale del problema rifiuti

 

I Verdi di Parma sono consapevoli che alla fine del 2007 per il decreto Ronchi non sarà più possibile conferire in discarica i rifiuti tal quali, e sono altrettanto consapevoli che la necessità di un trattamento dei rifiuti a livello locale e cioè autonomo, è sempre più impellente. Proponiamo di sperimentare tutte le strade alternative, anche impiantistiche, che non siano la sola termovalorizzazione, per una buona pratica amministrativa e per migliorare la qualità ambientale e la tutela delle salute. Per prima cosa le politiche di raccolta differenziata devono essere decisamente potenziate da subito, e non a parole, con una rinnovata raccolta dell'organico e con un ampio ricorso al “porta a porta” e ad altre buone pratiche. A ciò deve però essere affiancato, pena il raggiungimento di uno scarso risultato, un piano spinto di riduzione dei rifiuti a monte con accordi ad hoc fra amministrazione e attività economiche e commerciali.  L'obiettivo a breve è il superamento del 50%, che è all’incirca quello che si propone l’attuale amministrazione al 2010, ma che a noi sembra insufficiente, per arrivare ad un risparmio immediato sulle bollette degli utenti, e nel medio-breve periodo il raggiungimento di quote del 70-80%,  possibilità reale dove la raccolta differenziata praticata col metodo del porta a porta è stata realizzata con cura e attenzione.

Tutto questo sembra però insufficiente per arrivare ad una soluzione ottimale del trattamento rifiuti.

 

I vincitori del confronto tra le diverse opzioni sono noti da tempo: la riduzione e il riciclo, non a caso ai primi posti della graduatoria nelle normative europee.

La riduzione alla fonte, il riuso, la raccolta differenziata spinta, nuove soluzione nella produzione di energia da vere fonti rinnovabili, le biomasse etc. dovrebbero essere raggiunte come obbiettivo primario prima di pensare a qualsiasi soluzione “sbrigativa” (e l’incenerimento è una di esse) nella gestione dei rifiuti. L’obiettivo è ottenere alla fine di un processo virtuoso il minor quantitativo possibile di rifiuti trattati, inertizzati e stabilizzati con un impatto di gran lunga inferiore a quello conferito attualmente nelle discariche.  Le tre opzioni principali (riduzione della produzione di rifiuti, il riciclo/compostaggio) ci porterebbero alla tappa finale, cioè al recupero energetico dei materiali dopo il loro consumo, con un maggior livello di sicurezza. Quest'ultimo, oltretutto, è realizzabile non solo con la così detta termovalorizazione. Esistono anche  la  digestione anaerobica e il successivo uso energetico del biogas prodotto, con la  pirolisi e la gasificazione. Sul panorama impianti, si sta affacciando sempre più anche l'opzione del Trattamento Meccanico Biologici (TMB) finalizzato all'inertizzazione biologica della frazione putrescibile e allo stoccaggio degli scarti inerti che rimangono dopo il recupero dei metalli e delle altre frazioni merceologiche di valore. Sono impianti che producono anche energia sufficiente per il loro funzionamento e per la vendita. Riteniamo che sia meno pericoloso conferire alla discarica finale un prodotto stabilizzato e inerte, ottenuto con un processo di gran lunga meno inquinante del trattamento termico, piuttosto che ceneri dal contenuto pericoloso. Da una studio della Università di Hannover risulta che in Germania nel 2002, 35 impianti per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti erano già operativi,  mentre altri 20 impianti erano prossimi alla loro entrata in funzione,  con una capacità di trattamento complessiva di  3,7 milioni di tonnellate all'anno, circa 7 volte la capacità di trattamento dell'inceneritore di Brescia.  L'impatto positivo in termini di occupazione e di posti di lavoro che queste politiche determinerebbero da subito è un altro elemento di grande rilevanza, per le evidenti ricadute sul piano sociale ed economico.


La vostra posizione di “voce” fuori dal coro però trova sostenitori anche fra partiti della vostra stessa coalizione che a gran voce, anche sulla stampa locale, chiedono di affrettare i tempi per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione.

 

Siamo perfettamente consci dei limiti dovuti alla particolare situazione in cui si trova Parma. L’urgenza del momento è tale che per uscire dal guado sembra ormai inevitabile la costruzione di un tale impianto. Così tutti sembrano d’accordo su tale scelta. Eppure proprio la nostra particolare situazione sembra la più vantaggiosa per prendere le giuste decisioni. I Verdi propongono ai tutti i soggetti politici una verifica sollecita e il più possibile realistica e trasparente. Essa può rappresentare un momento di responsabilità per le forze politiche, di garanzia per i cittadini e di responsabile ricerca del consenso per la maggioranza che deve comunque farsi carico di decisioni delicate. Le forze locali dell'Unione devono trovare mediazioni concrete che contemperino la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Questa capacità è l'elemento strategico che ci differenzia nettamente rispetto al centrodestra. Noi siamo pronti a questa sfida. Non è un progetto impossibile, anzi sono obiettivi realistici e a portata di mano che il nostro territorio può e ci auguriamo vorrà  esprimere. Partiamo dal minore impatto possibile per perseguire  la prospettiva "rifiuti zero", oggi utopistica ma utile a indicare la rotta e ad indirizzare le scelte.