Parma
15-03-2006
Tra
pochi giorni il consiglio comunale esprimerà il proprio giudizio sul tema dei
rifiuti ed in particolare su quello del progetto per l’inceneritore da
costruirsi in città. In un processo che ancora una volta non vede la diretta
partecipazione dei cittadini ad una scelta che li riguarda in primis per le
pesanti ricadute sul piano della salute, i nostri consiglieri sono chiamati ad
una scelta che graverà fortemente e per numerosi anni sulla qualità
dell’ambiente cittadino. Ancora una volta una decisione così importante anche
sull’eventuale localizzazione dell’impianto viene fatta calare dall’alto senza
possibilità di confronto con la città. In questi mesi a nulla sono valsi i
richiami, le manifestazione e gli incontri pubblici che associazioni
ambientaliste hanno organizzato nei vari quartieri, pur coinvolte in una fase
iniziale di discussione tramite l’Agenda 21, restando al momento inascoltate
riguardo alle proposte alternative sul tema.
Tutti
i Piani Provinciali di Gestione Rifiuti (PPGR) in Emilia-Romagna, sia quelli da
approvare sia quelli già approvati, prevedono un ampliamento degli impianti di
smaltimento dei rifiuti (discariche e termovalorizzatori) in palese contrasto
con quanto previsto dalle leggi nazionali e regionali in materia di rifiuti.
Purtroppo l’Emilia Romagna non è dotata di un Piano Regionale rifiuti, come
invece previsto dal D. Lgs n. 22/97 avendo delegato la gestione alle Province e
non dispone di un Osservatorio di livello regionale in grado di monitorare la
situazione. Allo stesso tempo nei singolo territori si procede in netto
contrasto con la legge regionale n. 3/99
che prevede, nella Sezione V “Gestione dei rifiuti”, come priorità
assoluta, la riduzione della produzione dei rifiuti, l’incentivo all’attività
di recupero, di reimpiego e riciclaggio e in ultimo lo smaltimento in impianti
idonei.
Con tale risoluzione si impegna la Giunta Regionale
ad indicare indirizzi chiari che vadano nella direzione del contenimento della
produzione dei rifiuti e del raggiungimento degli obiettivi di raccolta
differenziata orientata al riciclo superiori a quelli previsti dal D.Lgs. n.
22/97, anche in relazione alle importanti competenze regionali
nell’approvazione dei Piani Provinciali Gestione Rifiuti.
Premesso tutto ciò, i vari territori, compreso
Parma, stanno facendo una scelta opposta. Come Verdi, non essendo rappresentati
in Consiglio Comunale, vogliamo rendere noti i nostri punti di vista
sull’argomento per dare uno spunto di riflessione sia ai consiglieri della
nostra coalizione sia ai consiglieri di maggioranza.
1)
Arrivare ad una scelta che vedrà nel prossimo futuro la presenza contemporanea
di una raccolta differenziata “porta a porta” e di un inceneritore ci sembra
una sconfitta pesante che contrasta con la voglia di “eccellenza” tanto
decantata in questa città. Le due cose insieme si accoppiano decisamente male.
Non solo noi, ma anche i più gradi economisti mondiali, come Barry Commoner, affermano che “ l’unico ostacolo insuperabile sulla via
del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”. Oltretutto , secondo il decreto Ronchi e la delibera della
Comunità Europea, prima di pensare solo a progettare un impianto di incenerimento
rifiuti si dovrebbe essere arrivati ad una raccolta differenziata superiore al
35%. Parma attualmente si attesta al 29%. Pertanto non saremmo “autorizzati”
neanche lontanamente a parlare di impianti per il trattamento del rifiuto
residuale alla raccolta differenziata, perché ancora fuorilegge rispetto alla
normativa.
Altre
realtà territoriali hanno dimostrato come sia possibile, anche in tempi
rapidissimi dell’ordine di alcuni mesi, passare ad una raccolta differenziata
“porta a porta” efficace tanto da raggiungere quote del 70-75% e scongiurare la
costruzione di nuovi inceneritori. In queste realtà si è dimostrato come anche
la produzione totale dei rifiuti sia calata in termini assoluti, inducendo un
comportamento virtuoso nei cittadini che hanno imparato a produrre meno rifiuti
attraverso modifiche del comportamento negli acquisti. Non si capisce allora
perché, accertato che la Regione sia dotata di impianti che le garantiscono
l’autosufficienza, si consideri ancora l’ipotesi di ampliare o costruire nuovi
impianti di smaltimento di rifiuti più o meno
indifferenziati pur non avendo raggiunto soglie soddisfacenti di
raccolta differenziata finalizzata al riciclo. Un inceneritore a Parma
bloccherebbe la percentuale di differenziata a valori non ottimali per
sopportare lo sviluppo futuro della città. Inaccettabile al momento che Parma
proponga una raccolta differenziata “facoltativa”, lasciando in strada i grandi
cassonetti ancora troppo “appetibili” per il cittadino poco virtuoso e per la
società di gestione che pare non intenda sbarazzarsene così facilmente.
2) L’aspetto più inquietante risulta essere la
produzione di inquinanti da parte di tali impianti. Non esiste al mondo nessuno
studio scientifico che dimostri l’innocuità del trattamento termico dei
rifiuti, mentre ne esistono, anche se pochi, che dimostrano il contrario. Un
termovalorizzatore in prossimità della città assicurerà per anni la produzione
di sostanze (PCB, diossine, furani, metalli pesanti, polveri, et.) che per anni
si accumuleranno (bioaccumulazione e biomagnificazione) sul terreno minando
anche la qualità del prodotto agroalimentare, fiore all’occhiello della nostra
provincia. La preoccupazione più grande, nonostante l’assicurazione sulla
miglior tecnologia disponibile (BAT), resta l’aumento cui assisteremo, negli
anni successivi alla messa in funzione dell’impianto, dell’incidenza di tumori,
di malattie cardio-respiratorie e dell’apparato endocrino.
3) Imprescindibile resta la necessità che su di un
impianto di tale genere sia fatto un costante controllo della emissione nei fumi
delle sostanze note (più di 250 che sono solo il 10% circa di ciò che sappiamo
uscire con certezza dai camini di un inceneritore). Il controllo affidato alla
società di gestione non può essere che inaccettabile. Inoltre riteniamo
indispensabile conoscere la qualità, la composizione e la concentrazione degli
inquinanti nel suolo della zona circostante l’area ove è prevista la
costruzione dell’impianto. Ciò al fine di verificare la regolarità dei limiti
imposti dalla normativa europea sull’inquinamento dei suoli allo stato “zero”,
cioè prima della costruzione dell’inceneritore. Se tali limiti non fossero
rispettati, chiediamo l’immediato abbandono del progetto
4) Ci sembra che un certo conflitto di interessi
sussista dal momento che il presidente di ATO (Ambito Territoriale Ottimale)
risulta essere il sindaco del Comune di Parma…..
5) Troviamo che non vi sia nulla di più sbagliato
pensare che un impianto di incenerimento possa portare benefici in termini di
occupazione. In tali impianti il personale utilizzato si limita ad una dozzina
di operatori. Diverso e nettamente superiore sarebbe il beneficio ricavato
dall’impiego di società esterne cooperative per la raccolta differenziata.
Pensiamo altresì che l’ipotesi di un beneficio economico possa derivare alla società
di gestione, non certo per la produzione di energia elettrica o calorifica, che
da questi impianti risulta minima, ma dall’incasso dei benefici di legge che
assicurano incentivi a chi produce energia da fonti non fossili. In tal modo
gli utenti pagherebbero il servizio due volte, una per il servizio stesso, una
contribuendo all’incentivo statale per la produzione d’energia da fonti
alternative alle fossili. Il rifiuto non deve essere considerato “fonte
rinnovabile” di energia.
Tutto ciò premesso, invitiamo ad una profonda
riflessione per far si che il territorio di Parma e i suoi abitanti non siano
gravati per i prossimi 30 anni da un’ipoteca così pesante come la costruzione
di un impianto di incenerimento rifiuti.
Chiediamo invece di riflettere attentamente sulle
possibili alternative
1)
raccolta
differenziata “porta a porta” spinta in tutta la città da subito e non su base
volontaria con ritiro dei cassonetti di
strada sia per l’indifferenziato sia per il rifiuto differenziato. L’obiettivo
è di arrivare al 70 per cento in pochi mesi.
2)
accordi
precisi tra Provincia e ambiti territoriali per l’estensione di linee guida
precise e condivise atte a esportare comportamenti virtuosi di raccolta
differenziata su tutto il territorio provinciale
3)
creazione
di un Osservatorio regionale sui rifiuti che possa monitorare la produzione sul
totale regionale e possa controllare il conseguimento degli obbiettivi previsti
dai vari Piani provinciali dei rifiuti, prevedendo che siano date adeguate
forme di informazione alla cittadinanza sui risultati raggiunti
4)
non
si può ritenere ineluttabile l’aumento dei rifiuti, come indicato in ogni
premessa di PPGR, ma si devono studiare e adottare tutte le misure necessarie
affinché la produzione dei rifiuti venga ridotta, adottando interventi
specifici e mirati. A tal scopo andranno ideati accordi con la grande distribuzione per
una riduzione dei materiali d’imballaggio così da gravare meno sul lavoro di
differenziazione delle singole famiglie. Precisi accordi per la distribuzione
di prodotti (saponi, detersivi, et) tramite dispenser (i cosiddetti “prodotti
alla spina”)
5)
un termovalorizzatore non esclude
automaticamente l’uso delle discariche. Questi impianti si pongono nel ciclo
dei rifiuti come un trasformatore degli stessi. Il rifiuto viene trasformato
nella sua composizione, perde volume ma acquista peso e alla fine del processo
viene trasformato in una massa di ceneri altamente instabili e fortemente
inquinanti nella misura del 30% del peso originario dei rifiuti immessi. Il
rifiuto pertanto non scompare per magia. Proponiamo che il recupero energetico dei
materiali dopo il loro consumo si raggiunga anche attraverso scelte
impiantistiche che però garantiscano un maggior livello di sicurezza. La
digestione anaerobica e il successivo uso energetico del biogas prodotto,
la pirolisi e la gasificazione. Ci sembrano vie alternative praticabili
con minor impatto per la salute e per l’ambiente. Sul panorama impianti, si sta
affacciando sempre più anche l'opzione del Trattamento Meccanico Biologici
(TMB) finalizzato all'inertizzazione biologica della frazione putrescibile
e allo stoccaggio degli scarti inerti che rimangono dopo il recupero dei
metalli e delle altre frazioni merceologiche di valore.
I
Verdi propongono ai tutti i soggetti politici una verifica sollecita e il più
possibile realistica e trasparente. Essa può rappresentare un momento di
responsabilità per le forze politiche, di garanzia per i cittadini e di
responsabile ricerca del consenso per la maggioranza che deve comunque farsi
carico di decisioni delicate. Non è un progetto impossibile, anzi sono
obiettivi realistici e a portata di mano che il nostro territorio può e ci
auguriamo vorrà esprimere. Partiamo dal
minore impatto possibile per perseguire
la prospettiva "rifiuti zero", oggi utopistica ma utile a
indicare la rotta e ad indirizzare le scelte.